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	<title>isernino.com &#124; isernia e provincia &#187; Turismo</title>
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		<title>App nel Molise che sogno disponibile a momenti</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 09:44:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;applicazione ti permetterà di raggiungere i luoghi storici del Molise. Ti guiderà attraverso una mappa e ti indicherà come raggiungere il monumeto. Una video-guida ti racconterà cosa vedrai una volta arrivato.]]></description>
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<p>L&#8217;applicazione ti permetterà di raggiungere i luoghi storici del Molise. Ti guiderà attraverso una mappa e ti indicherà come raggiungere il monumeto. Una video-guida ti racconterà cosa vedrai una volta arrivato.</p>
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		<title>L&#8217;Italia in Vespa</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 13:26:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Domani 6 settembre, giungeranno a Isernia Giorgio Serafino e Giuliana Foresi, due giovani coniugi di Montecosaro (Mc) che hanno deciso di percorrere l’Italia a bordo d’una Vespa 50 Special, con la quale hanno già battuto le strade di Marocco, Usa, Thailandia, Cambogia, Canada e Brasile. Nell’anno in cui si celebra il 150° anniversario dell’unità d’Italia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://isernino.com/wp-content/uploads/2011/09/Giorgio-Serafino-e-Giuliana-Foresi.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4430" title="Giorgio-Serafino-e-Giuliana-Foresi" src="http://isernino.com/wp-content/uploads/2011/09/Giorgio-Serafino-e-Giuliana-Foresi-300x289.jpg" alt="" width="300" height="289" /></a></p>
<p>Domani 6 settembre, giungeranno a Isernia Giorgio Serafino e Giuliana Foresi, due giovani coniugi di Montecosaro (Mc) che hanno deciso di percorrere l’Italia a bordo d’una Vespa 50 Special, con la quale hanno già battuto le strade di Marocco, Usa, Thailandia, Cambogia, Canada e Brasile.</p>
<p>Nell’anno in cui si celebra il 150° anniversario dell’unità d’Italia, Giorgio e Giuliana hanno deciso di attraversare l’intero Stivale in nome della Fraternità e della Solidarietà, toccando trentadue fra le più belle città del nostro Paese.</p>
<p>Proprio in nome della Fraternità, che richiama lo spirito della Fraternitas Celestiniana, una delle tappe previste è Isernia, dove la coppia di vespisti arriverà, come detto, domani. Saranno accolti e ospitati dai responsabili dell’associazione “Isernia Solidale” e dei “Focolarini”, con i quali rifletteranno sui principi di fratellanza che uniscono le diverse etnie regionali e che contribuiscono a creare un solo spirito di unità nazionale.</p>
<p>La mattina del 7 settembre, alle ore 10, i due coniugi visiteranno il palazzo municipale e incontreranno il sindaco Gabriele Melogli e l’assessore Antonio Scuncio. Quindi, ripartiranno alla volta di Manfredonia, quarta tappa del loro viaggio.</p>
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		<title>Mancata Fruibilità dei beni archeologici a Venafro</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Apr 2011 14:12:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Intraprendere azioni per incrementare il turismo in Molise è già di per sé difficile e a maggior ragione quando manca la collaborazione interistituzionale”. A parlare è l’assessore al Turismo della Provincia di Isernia Florindo Di Lucente promotore, assieme al presidente Luigi Mazzuto e al contributo logistico del Presidio turistico, del progetto “Isernia Insieme vacanze per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><em>“Intraprendere azioni per incrementare il turismo in Molise è già di per sé difficile e a maggior ragione quando manca la collaborazione interistituzionale”.</em> A parlare è l’assessore al Turismo della Provincia di Isernia Florindo Di Lucente promotore, assieme al presidente Luigi Mazzuto e al contributo logistico del Presidio turistico, del progetto “Isernia Insieme vacanze per gruppi nelle terre pentre”, una iniziativa di promozione e di valorizzazione dei beni di interesse storico-archeologico e naturalistico della provincia di Isernia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lunedì 4 aprile 2011, un gruppo di quarantatre studenti di un Istituto Agrario di Roma è giunto in Molise per una gita di istruzione. Tra le tappe della mattina, una visita al Castello Pandone di Venafro che, stando a quanto si evince dal sito della Direzione dei Beni Culturali del Molise, il lunedì è chiuso ai visitatori. Da una verifica effettuata non più di un mese fa dal Presidio turistico di Via Berta, però, telefonando direttamente al castello, un funzionario della Sovrintendenza aveva garantito l’apertura del maniero tutti i giorni della settimana solo al mattino e la domenica anche il pomeriggio. Ecco perché al gruppo era stata prospettata la possibilità di visitare il maniero il lunedì mattina. Poco prima che i ragazzi sopraggiungessero al castello, lunedì scorso, la guida ne ha accertato la chiusura al pubblico. Prontamente l’assessore Di Lucente si è prestato per porre un rimedio al fraintendimento generatosi e, attraverso una telefonata, ha richiesto l’apertura straordinaria, anche perché all’interno del maniero risultavano comunque presenti gli addetti al servizio di apertura e di mantenimento del sito. All’istanza avanzata dall’assessore provinciale, una operatrice ha dato garanzia che, all’arrivo del gruppo, avrebbe aperto il castello e accolto i giovani visitatori. Cosa che, però, non si è verificata. I ragazzi, accompagnati dalla loro guida turistica e dai loro docenti, sono rimasti ad attendere invano per alcuni minuti dinanzi all’accesso della fortezza senza che nessuno consentisse loro di entrare. E pensare che il conte Enrico Pandone tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo sarebbe stato, invece, così orgoglioso di mostrare ai suoi ospiti la bellezza dei cavalli ritratti in grandezza naturale sulle pareti del suo castello! Il Molise, insomma, ha rimediato un’altra figuraccia che si assomma all’impossibilità ormai di visitare nella sua interezza il sito del complesso abbaziale benedettino di Castel San Vincenzo, il cui Abate ha vietato al pubblico l’accesso alla Cripta di Epifanio, riservando, di contro, le chiavi solo ad alcune associazioni accreditate, e a numerosi altri impedimenti burocratici che non giovano affatto allo sviluppo turistico del nostro territorio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“<em>La Provincia di Isernia</em> – ha inteso precisare Di Lucente – <em>sta lavorando seriamente a questo progetto di promozione del territorio pentro e i primi risultati di tanto impegno si stanno già registrando, sollecitandoci a perseverare in questa direzione. Ma sono tanti gli ostacoli che si frappongono al nostro cammino. È inconcepibile che non vi sia una sinergia tra tutte le forze attive in questo settore sul nostro territorio. Bisognerebbe che tutti fossimo più disponibili e che ci adoperassimo per lanciare le nostre bellezze che rappresentano un reale e significativo volano per lo sviluppo del nostro territorio”.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>IL FUOCO DEI DADOFERI AGNONESI-ORIGINI E SIGNIFICATI DELLE &#8216;NDOCCIATE MOLISANE, I RITUALI IGNEI DELLA NOTTE DI NATALE-</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Dec 2010 16:13:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se il Natale è un momento centrale del Cristianesimo e, nel Molise, esso è ancora oggi celebrato con spettacolari riti ignei, si può affermare che la nostra etnia è tra le più â€œpaganeâ€ d&#8217;Italia. I Molisani sono gli ultimi, autentici adoratori del Fuoco. Mithra, figlio del Sole e Sole egli stesso, stringeva sempre in mano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://isernino.com/wp-content/uploads/2010/12/ndoccata1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3625" title="ndoccata" src="http://isernino.com/wp-content/uploads/2010/12/ndoccata1.jpg" alt="" width="300" height="220" /></a></p>
<p>Se il Natale è un momento centrale del Cristianesimo e, nel Molise, esso è ancora oggi celebrato con spettacolari riti ignei, si può affermare che la nostra etnia è tra le più â€œpaganeâ€ d&#8217;Italia. I Molisani sono gli ultimi, autentici adoratori del Fuoco.</p>
<p><span id="more-3598"></span> Mithra, figlio del Sole e Sole egli stesso, stringeva sempre in mano una torcia. La sua torcia era luce, la sua torcia era calore. Solo la torcia di Mithra rendeva gli uomini liberi e felici; illuminava le loro menti, scaldava i loro cuori, indicava loro la strada da percorrere.<br />
àˆ questa la sintesi di un antichissimo racconto mitico legato al mitraismo [1]. Mithra è stata la divinità  protagonista di antiche feste solstiziali ed equinoziali [2]; anche di quella che oggi chiamiamo Natale. Infatti, Â«la festa principale di questo Dio era quella della sua nascita, che cadeva otto giorni prima delle calende di gennaioÂ» [3]. Nel pantheon iraniano, era il Dio che controllava l&#8217;ordine cosmico, il cui culto andava considerato sempre in un contesto astrologico.<br />
<strong> </strong></p>
<p><!--more--></p>
<p><strong>Il Sole Invitto</strong><br />
Come detto, a Mithra si dedicavano importanti ricorrenze cicliche: tra   cui quella del solstizio d&#8217;inverno (solis statio, la sosta del sole). A   dicembre, dopo che il sole era giunto alla sua minima altezza   nell&#8217;emisfero nord, si celebrava il Dies Natalis Solis Invicti (giorno   della nascita del sole invitto) che coincideva con il momento in cui   l&#8217;astro fulgente, dopo il massimo declino, aveva da poco ripreso la sua   ascesa celeste. Tale momento â€œcriticoâ€ è quello in cui si comincia a   percepire concretamente l&#8217;eliorinascenza stagionale [4].<br />
Dalla Persia, dopo secoli, il mitraismo [5] giunse nell&#8217;antica Roma,   dove fu anche religio militis. In epoca imperiale, ebbe grande   diffusione, poi cominciò a soffrire la concorrenza del Cristianesimo.   Finché, col tempo, l&#8217;antico culto pagano fu del tutto soppiantato dalla   nuova religione.</p>
<p>Il sacro giorno della [ri]nascita del Dio Sole aveva valore magico e   propiziatorio, poiché la Stella Invitta rappresentava sia la luce da   contrapporre alle tenebre delle lunghe notti invernali sia il calore che   doveva scaldare le fredde giornate cheimerine. Il Cristianesimo riuscì  a  trasferire a sé tali pratiche religiose, modificando la â€œnascita del   soleâ€ con la â€œnascita di Cristoâ€, e la â€œluce solareâ€ con la â€œluce  divina  del Figlio di Dioâ€. Il sincretismo si compì lentamente, finché  la notte  tra il 24 e il 25 dicembre, cioè la nox postsolstiziale che  coincideva  con l&#8217;occasione in cui ormai da secoli si festeggiava una  luminosa  genesi astrale, divenne anche la notte della nascita del  nostro Dio.<br />
Difatti, la data della (presunta) natività  di Cristo è sconosciuta   [soprattutto perché, in realtà , l'evento non si è mai verificato].   Neppure i Vangeli la segnalano con precisione, anzi l&#8217;evangelista Luca   allude a circostanze che fanno pensare ad un periodo diverso da quello   invernale. Solo nel IV secolo si consolida la tradizione di festeggiare   il Natale di Gesù il 25 dicembre. Tale giorno è una data convenzionale,   scelta, come detto, in ragione di passaggi ciclici stagionali e frutto   d&#8217;un processo sincretico.</p>
<p><strong>La torcia mitraica</strong></p>
<p>Mithra era identificato con la vis solare, con la lux invincibile.   L&#8217;elemento simbolico che fu scelto per identificare una tale divinità    era l&#8217;unico che potesse raffigurare realisticamente il sole: il fuoco   [6] quale elemento che possiede, insieme, le due qualità  solari: luce e   calore. Ecco, quindi, che uno degli attributi materiali di Mithra   divenne &#8211; come narra il mito &#8211; la torcia; e sovente, una fiaccola era   sufficiente da sola a rappresentare il Dio; benché lo si trovi quasi   sempre raffigurato nell&#8217;atto di uccidere un toro (taurobolo). Egli   Â«aveva sul capo il berretto frigio, stringeva in una mano il coltello   sacrificale e nell&#8217;altra una torciaÂ» [7].</p>
<p>Il fuoco e le torce, dunque, erano l&#8217;essenza fondamentale delle   celebrazioni della festa del Sol Invictus. Non a caso, la venuta di   Mithra sulla terra, è stata anticamente simboleggiata con l&#8217;immagine di   due fiaccole (scaturenti dalla Stella Invitta) rivolte verso il suolo.</p>
<p>Secondo la mitologia classica, Mithra aveva due &#8216;scudieri&#8217;, due numi   daidophori (portatori di fiaccole), di nome Cautes e Cautopates. Nelle   cerimonie dedicate al Dio Sole immancabilmente venivano accese torce   (monofiaccole e polifiaccole), condotte poi in processione da   sacerdoti-dadofori. Non possono sfuggire le analogie tra i cortei   processionali mitraici e la &#8216;Ndocciata agnonese.</p>
<p><strong>Le torce molisane.</strong></p>
<p>In modo significante, le torce &#8211; che nel linguaggio locale sono dette   &#8216;ndocce (da torcia, appunto, vocabolo corrotto in &#8216;ntorcia, &#8216;ndorcia, e   infine &#8216;ndoccia) &#8211; sono l&#8217;elemento caratteristico dei culti natalizi   molisani. Nella nostra regione sopravvive, in forma quasi pura e   incontaminata, l&#8217;aspetto mitraico dei riti solstiziali. Nel Molise, tali   feste conservano &#8211; con le opportune letture in chiave â€œcontemporaneaâ€ &#8211;   quanto di più arcaico e primordiale ci sia nei cerimoniali ignei   dell&#8217;odierno Natale.</p>
<p>Ad Agnone, Oratino (qui il falò e denominato faglia, probabilmente   dal latino facula = piccola fiaccola, torcia) e negli altri centri che   conservano rituali analoghi (Acquaviva Collecroce, Bagnoli del Trigno,   Belmonte del Sannio, Castelverrino, Filignano, Montefalcone nel Sannio,   Pescopennataro, Pietrabbondante, Roccavivara, Poggio Sannita,   Pietracupa, Sant&#8217;Angelo del Pesco), ci si abbandona, ancora oggi dopo   millenni, alla adorazione del fuoco. Gesù Bambino c&#8217;entra poco o nulla. àˆ   figura sovrapposta.</p>
<p>Nello svolgimento dei riti popolari del Natale molisano [8] non s&#8217;è   mai concretizzato compiutamente il sincretismo che tende a cancellare il   pagano Dio Sole surrogandolo col Nuovo Sole cristiano.</p>
<p>Mauro Gioielli</p>
<p>www.maurogioielli.net</p>
<p>Note</p>
<p>[1] V. Sarkhosh Curtis, Persian Myths, London 1993.</p>
<p>[2] A. Cattabiani, Lunario, Milano 1994, pp. 86, 124, 165-166, 303.</p>
<p>[3] Ab. Declaustre, Dizionario mitologico, ed. ital., Napoli 1834, vol. II, tomo IV, p. 137.</p>
<p>[4] M. Gioielli, Gli ultimi adoratori del Fuoco, Â«Il Quotidiano del MoliseÂ», IV, n. 339, 10 dicembre 2001.</p>
<p>[5] D. Cinti, Dizionario Mitologico, Milano 1989, pp. 190-191.</p>
<p>[6] J.G. Frazer, Myths of the Origin of Fire, London 1930.</p>
<p>[7] A. Cattabiani, Calendario, Milano 1994, p. 71.</p>
<p>[8] M. Gioielli, Natale Molisano, Campobasso 2004.</p>
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		<title>PARKS.IT</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2009 06:49:57 +0000</pubDate>
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