
CERRO AL VOLTURNO - ABBATTUTI SETTE ABETI
CERRO AL VOLTURNO – ATTO SISTEMATICO DI DEVASTAZIONE DEL TERRITORIO – ABBATTUTI SETTE ABETI…altri a seguire!
Fino a qualche decennio fa gli alberi venivano piantati, curati, preservati: a loro si dedicava, ad inizio primavera, anche una Festa degli Alberi, che non era una festa qualunque, non era una delle tante occasioni invalse negli ultimi anni per fare “ponti” o similia. Era una giornata istituzionalizzata, nel senso che le Istituzioni vi prendevano parte e la Scuola, soprattutto, vi prendeva parte, contribuendo fattivamente attraverso lavori che celebravano la vitalità dell’albero e la sua importantissima funzione per le attività e la vita stessa dell’uomo, e prendendo realmente parte – scolari e studenti – alla piantagione di nuove piantine in questo o quel luogo del paese. A fianco degli adulti e con buona pace di tutti.
Proprio nel 1954, a Cerro al Volturno, lungo la via che dall’abitato basso conduce all’alto e che comunemente è chiamata “Via Castello”, gli allora amministratori e nugoli di bambini di elementari e medie piantavano una quindicina di abeti, oggi divenuti veri e propri monumenti in altezza e bellezza. La storia sarebbe a lieto fine se da qualche giorno un’ordinanza comunale non avesse deciso che quegli alberi, quei monumenti della natura e della storia locale, quei monumenti di un comune che già appare oggi in tutto il suo peggiore degrado ambientale per reiterata incuria ed abbandono in tutte le sue parti (un centro e tredici frazioni), non dovessero essere abbattuti, albero dopo albero, perché rei di pubblica pericolosità. Abeti di alto fusto (oltre 30 i metri raggiunti), ma di dimensioni non tali da garantirne per legge la tutela, non raggiungendo – in quanto conifere – le richieste dimensioni di 150 cm di circonferenza (dati Molise Alberi), dal 18 agosto le motoseghe sono dunque entrate in azione, radendo miseramente al suolo già 6 piante (un’altra altissima pianta è stata abbattuta contestualmente nel cimitero di Cerro centro) e depauperando – oltre che un pezzo importante di storia del paese, si ribadisce – ancor più una strada, costruita nel 1958, sottoposta negli anni ad interventi plurimi (reti fognarie, metanodotto, acquedotto e quant’altro) senza essere mai ripristinata nell’originario assetto ed oggi realmente pericolosa nella sua percorrenza, in quanto del tutto dissestata e pericolante nei muri di contenimento ridotti per lo più a macerie. Gli alberi non parlano, gli alberi subiscono le motoseghe ed andranno ad ardere in qualche stufa o camino. E La colpa sarà sicuramente tutta degli alberi, che crescono, che sollevano una strada che non è più una strada di suo, che fanno ombra a qualche casa, che nientemeno producono aghi ed accolgono uccelli! La colpa è tutta degli alberi, ergo, e gli alberi non hanno voce per gridare. Dunque il terreno è fertile, fertilissimo per la barbarie. E mentre si assiste impotenti a questo ennesimo scempio ambientale (perpetrato – sembrerebbe – con tutte le carte in regola), a questa ulteriore barbarie che sembra essere diventata la sola dispensatrice di civiltà in Cerro al Volturno (non si poteva “semplicemente” potare sistematicamente, trapiantare altrove… no, troppo dispendio di energie, troppo dispendio di danari e il Comune, danari, non ne ha, troppo dispendio di cervello, forse!), alta è l’indignazione di un gruppo di cittadini, che domenica 21 agosto è decisa a costituirsi in Comitato a baluardo del residuo patrimonio ambientale del territorio cerrese e di quel che ancora resta della coscienza civica dei suoi abitanti.
Ida Di Ianni

