Che fine ha fatto la cupeta?
Che fine ha fatto la cupeta? Un pezzettino di molisanità rischia d’essere cancellata.
Per chi non lo sapesse, la cupeta molisana è l’ava del torrone. In un vocabolario dialettale, si legge questa definizione: «Copeta, sorta di torrone, fatta con pasta di zucchero, mandorle, nocciole». Il glottologo Ernesto Giammarco scrisse ch’era preparata con «mandorle o noci, sapa e miele», aggiungendo che si trattava d’un «cibo rituale di Natale». La cupeta si consumava anche nei riti del Capodanno. A Campobasso era offerta alle compagnie che, la notte del 31 dicembre, giravano per le maitunate e che, facendo la questua, si ritrovavano «na sacca enta de suolde e de cupeta» (come scrisse il poeta Giuseppe Altobello).
Una volta, quindi, c’era la cupeta, ora non più. Oggi c’è il torrone, che però è stato “inventato” molto dopo, nel 1441 a Cremona. La cupeta è precedente di vari secoli, e che sia un dolce d’antica origine lo indica pure il nome, che deriva dal latino cuppedia (o cupedia), che sta per «ghiottoneria, leccornia». Gli antichi Romani donavano il miele come strenia, che serviva ad auspicare, per effetto d’una magia imitativa, un futuro dolce come il regalo. Per quanto concerne le mandorle, le noci e le nocciole, una credenza del folklore agricolo vuole che siano consumate perché favoriscono la fecondità.
Ora che s’avvicina Natale, mi chiedo: «Che fine ha fatto la vera cupeta, l’antica e genuina cupeta molisana?». E non ottengo risposta perché ormai a nessuno gliene frega più niente. Appena ti giri, cambiano tutto. Ora c’è il torrone e te lo spacciano per un dolce lombardo, qualcuno lo definisce addirittura “padano”.
Pensare che una volta c’era la tombola; poi hanno fatto sparire pure quella per far posto al bingo. Tra un po’ anche il Bambinello del presepe sarà un Cicciobello e la Madonna una Barbie.
Mauro Gioielli
