L”Uomo Cervo
Nel 1997, l associazione culturale di cui sono presidente, editò il volume di Mauro Gioielli, L Uomo Cervo re della montagna e maschera di carnevale, nel quale, alle pp. 9-10, l autore narrò brevemente come riuscimmo, insieme, a “salvare†questa tradizione che rischiava l estinzione.
Questo il racconto di Gioielli: «La prima volta che venni a conoscenza del carnevale dell Uomo-Cervo fu nell autunno del 1986, quando me ne parlò Ernest Carracillo, descrivendomelo sommariamente e consegnandomi una scheda dattiloscritta riguardante la festa, insieme ad alcune foto scattate durante il carnevale dell anno precedente. Mi disse che oramai la rappresentazione trovava luogo in modo irregolare, viveva “a singhiozzo†e aveva oltretutto subìto una lunga interruzione. Solo grazie all iniziativa di alcuni giovani era stata ripresa nel 1985; ma era risultata un fallimento e già l anno seguente non fu possibile ripeterla.
Dal suo racconto e dal testo del dattiloscritto, mi resi conto che si trattava d un carnevale particolare, un rito che vedeva protagonista una maschera zoomorfa certamente inconsueta. [...] La singolarità m incuriosì non poco, perciò pregai Ernest di “fare del tutto†per indurre qualcuno dei suoi compaesani a rappresentarlo l anno successivo. E lui s impegnò in tal senso.
La tradizione vuole che il rito castelnovese trovi svolgimento l ultima domenica di carnevale. Pertanto, il giorno precedente tale data, contattai telefonicamente Ernest per chiedere notizie sul Cervo. Purtroppo rispose che nessuno aveva voluto saperne di rappresentare l antica pantomima. Egli si lamentò del disinteresse generale: quel carnevale rischiava l oblio. Ma io insistetti affinché convincesse in qualche modo gli abituali interpreti del rito a cambiare idea. Ebbi fortuna. Il lunedì successivo, Ernest mi chiamò per dire che era riuscito nel tentativo. L Uomo-Cervo sarebbe “tornato†in paese nel giorno di martedì grasso.
A quell appuntamento non mancai. Mi recai a Castelnuovo, fotografai le fasi del rito e ne annotai le parti salienti, le caratteristiche dei personaggi e quant altro mi parve utile. Ne nacque un articolo, poi un altro, poi un altro ancora. E dopo di me altri si sono interessati alla festa, scrivendo le proprie impressioni e riflessioni. Ciò ha contribuito a ridare coscienza ai castelnovesi sull importanza del loro carnevale, spingendoli a rigenerarlo.
Questa la scarna cronaca del mio “incontro†col Cervo, affinché resti testimonianza di come il recupero di questa festa sia stato, per molti versi, un caso fortuito e fortunato. Quando me ne fu segnalata l esistenza, il Cervo di Castelnuovo era moribondo, era nel letto di morte, colpito non dal consueto Cacciatore ma dalla noncuranza della gente, dalla omologazione culturale mediale, da tutto ciò che quotidianamente distoglie dai valori autentici della vita. Se anche gli ultimi pochi volenterosi avessero chiuso gli occhi, con ogni probabilità l Uomo-Cervo sarebbe rimasto per lungo tempo ancora (o forse per sempre) rintanato nel suo rifugio montano, un rifugio inesorabilmente chiuso dal macigno dell indifferenza.
Il Cervo, fortunatamente, è sopravvissuto ed oggi e più che mai vivo. Viene, però, da chiedersi: quante espressioni culturali altrettanto importanti sono state abbandonate, dimenticate, seppellite?».
Ernest Carracillo
presidente dell’Associazione Culturale “Il Cervo”
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