Molise October, 24th 2008 by admin

Q come Qultura

Due giorni fa ho avuto modo di leggere uno scritto di tale Letizia Bindi, riguardante la Prima Sagra del Matese. Elemento centrale di talune sue considerazioni è il breve documento filmato (circa 8 minuti) conservato nell archivio dell Istituto Luce, che è quanto resta d una pellicola girata proprio il giorno della Sagra, ossia il 30 giugno 1929.

Tralascio gli errori di Bindi circa la datazione di volumi fondamentali per l analisi della cultura molisana degli anni Venti (forse avrò modo di evidenziarli in altra occasione) e vengo al dunque.

Bindi scrive che il filmato «originariamente era provvisto di sonoro» benché ciò che ne resta sia muto. In effetti, chi oggi ha occasione di visionarlo può subito notare che l elevato fascino delle vecchie immagini in bianco e nero non riesce a bilanciare il rimpianto per l assenza dell audio. Tale mancanza è il limite più evidente della pellicola. Il rammarico aumenta laddove le riprese mostrano ripetutamente strumenti che suonano e persone che cantano.

Bindi, però, è così certa dell originaria esistenza del sonoro che non esita a definire quel documentario «materiale audiovisivo»; più in là  insiste, dapprima scrive che è una «ripresa audiovisiva» e poi che si tratta d un «media audiovisivo». Ne è talmente convinta che, nel passo dove accenna ai canti eseguiti durante la Sagra matesina, ritiene che la loro documentazione scritta (lasciataci dall ideatore della manifestazione) sia stata scarna giacché «probabilmente si riteneva» che i canti medesimi «potessero essere meglio restituiti proprio dalla cine-ripresa», cioè dall audio della pellicola.

Dolcissima Bindi, sappia che il primo film sonoro in Italia è del 1930 e la prima produzione videosonora sincronica dell Istituto Luce è del 1931. La prossima volta eviti di sostenere l insostenibile.

di Ugo Aielli Mirò

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